Qualcuno si era illuso dopo la vittoria di Genova, gara nella quale l’unica cosa positiva erano stati i tre punti, ma la partita con il Como ha riportato tutti alla realtà, una realtà che oggi racconta di un Napoli ancora lontano dall’aceracea una propria identità ed una propria idea di gioco. Quella scesa in campo al Maradona contro la la compagine di Fabregas, è sembrata una squadra senza ne testa né coda con una difesa improponibile ed una fase offensiva basata esclusivamente sulle iniziative dei singoli ed una condizione atletica ancora approssimativa. A sinistra Olivera ha confermato, laddove ce ne fosse bisogno, la sua inadeguatezza ed il subentrato Spinazzola non è apparso proprio l’ideale il che fa aumentare ancora di più il rammarico di avere ceduto Gutierrez che era sicuramente il migliore interprete del ruolo a disposizione di Allegri. Tra i pali Meret continua ad essere ininfluente, mai una parata degna di questo nome e la sensazione di essere praticamente una sentenza ad ogni tiro che gli arriva in porta, e l’esclusione di Milinkovic trova una sola giustificazione nella circostanza che il portiere serbo è in lista di sbarco, laddove, invece, si trattasse di una scelta tecnica allora la situazione sarebbe davvero preoccupante. Al centro della difesa Rafa Marin è praticamente una falla e ci risulta incomprensibile capire in base a quale ragionamento si è pensato di affrontare il difficile avvio di stagione con un centrale che non è all’altezza della serie A pur sapendo da luglio che si sarebbe dovuto fare a meno di Buongiorno e Beukema e, poi, da inizi agosto anche di Marianucci. Il tardivo acquisto di Badiashile, non certo un fulmine di guerra ed ancora in naftalina, risulta ancora più incomprensibile. A centro campo McTominay appare il lontano parente del giocatore ammirato durante la gestione Conte, Anguissa sempre più svogliato e indolente forse anche per il mancato rinnovo, mentre in attacco l’unica vera punta a disposizione è Hojlund perché Lucca continua a non convincere nessuno. A concludere un quadro a dir poco preoccupante la condizione fisica della squadra di gran lunga deficitaria rispetto a quella che si vedeva con Antonio Conte. Allegri, dal canto suo, si arrangia con quello che passa il convento con il sorriso sulle labbra consapevole del suo ruolo di allenatore aziendalista così come detto da De Laurentiis e confermato dallo stesso ex tecnico rossonero. La sensazione è che si stia rivivendo il post Spalletti con Garcia in panchina, stagione nella quale De Laurentiis con una serie di decisioni sballate incise in maniera decisiva sul decimo posto finale. Nemmeno il tempo di leccarsi le ferite che alle porte bussa la trasferta di Milano contro l’Inter, partita che, in caso di risultato negativo, comprometterebbe in maniera importante la corsa nei quartieri alti della classifica.













