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SPALLETTI IN CONFERENZA STAMPA: “NEL CAMBIARE MODULO BISOGNA STRE ATTENTI A QUELLA LINEA SOTTILE TRA IL CREARE QUALCOSA DI DIVERSO ED IL CREARE CONFUSIONE. BISOGNA STARE ATTENTI”

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Lazio, in programma domani ore 20:45 allo Stadio Diego Armando Maradona:

È un’emergenza come quella della scorsa stagione. Quando è arrivato ha parlato di mentalità. È l’occasione per tirare fuori questa mentalità? “Tutto sommato va bene quello che si dice ma bisogna fare delle precisazioni. Questa è una rosa di un certo livello. È chiaro che attraverso queste risposte qui si da una certa impronta al cammino che vogliamo fare noi però non abbiamo niente da dimostrare non dobbiamo innervosirci e non abbiamo niente da ribaltare. Abbiamo un metodo di lavorare si va attraverso questo. Tutto le volte bisogna metterci qualcosa di più. Sono i livelli che fanno la differenza. Ogni volta dobbiamo essere un livello superiore alla precedente senza farci condizionare. Se poi andiamo lì a giocare contro lo Spartak sapendo del clima, sia meteo che dello stadio, e poi prendiamo la situazione dopo 30 secondi, il primo che deve farsi un esame sono io. Si possono fare tanti discorsi ma è trovare quello che arriva ai singoli calciatori. A volte è più importante un silenzio dove si ritrova il comportamento in campo che delle frasi fatte”.

Domani sarà molto suggestivo. Ci sarà la posa della statua di Diego. Le chiedo che tipo di energia può dare e se lei ha un proprio ricordo di Maradona. “Maradona è sempre nei pensieri dei calciatori perché vorrebbero emularlo, andare a ripercorrere la sua grandezza. Anche nelle canzoni. In ritiro in una cena tutta assieme sono venute fuori le canzoni. Non importa sapere se è stato un buon o cattivo esempio o se è stato il più grande 10 della storia del calcio, la cosa importante è il vuoto che ha lasciato. È stato uno smarrimento totale mai visto nella storia del calcio. Probabilmente parlare di storia del calcio quando si parla di Maradona è riduttivo. È stato il più grande di tutti. Ricordo i problemi che ci dava quando ci ho giocato contro. Per capire la profondità della sua anima bisogna vedere quando cantava piuttosto che quando giocava. Faceva sentire le persone umili che gli erano vicino grandi quanto lui”.

Bisogna sempre alzare i livelli. Qual è il peso specifico della partita di domani? “Assume un peso diverso perché veniamo da due o tre risultati che non avremmo voluto. Abbiamo davanti una squadra che è del nostro livello. La Lazio fa parte di quelle 7 del condominio di cui parlo spesso. Dobbiamo continuare ad evolverci avendo in mente il calcio che abbiamo proposto e dove vogliamo portarlo. Bisogna lavorare in modo sereno ogni giorno senza farci condizionare dai risultati. Nelle partite ci sono degli episodi che danno una sterzata brusca”.

Sulla mancata stretta di mano con Rui Vitoria: “Vedo questa premura, questa passione nel volermi far cambiare, ma io non voglio cambiare. Io do retta a mia madre che mi dice sempre do non cambiare. Io un Russia ci sono stato, i sono persone vere che hanno un comportamento di quelli seri da persone per bene, ci sono società serie che sanno stare n un calcio europeo e poi c’è lo Spartak che decide che può fare quello che gli pare ed è diverso dalle altre società. Chi non mi saluta ad inizio partita si fa così. Se vuoi insultare una persona lo fai di persona non con i tweet. Poi interessa più dire che sono nervoso o anche qualcos’altro. Nessuno parla che dopo la partita con l’Inter tutti i calciatori sono venuti ad abbracciarmi e lo avete visto anche voi mentre non avete visto quello che hanno fatto i dirigenti e chi lavora per l’Inter come accoglienza. Ma questo non interessa a nessuno”.

Su Fabian Ruiz ed Insigne: “Sono a disposizione, hanno svolto l’intera seduta in gruppo, con grande intensità e sono pronti per partire dall’inizio”.

Su di un possibile cambio modulo: “Anche durante la partita può essere una soluzione in più, ovvio che bisogna stare attenti a quella linea sottile che c’è tra il creare qualcosa di diverso e il creare confusione nella squadra. Ovvio che il mio sguardi va fuori dal recinto, alle squadre europee più forti, cambiano sempre qualcosa. Una costruzione a 4 od una a 3 non fa trovare la stessa misura nelle pressioni degli avversari. Bisogna però stare attenti a non smarrire delle convinzioni e delle sicurezze. È un equilibrio sottile”.

Sarri che avversario è? Cambierò qualcosa senza Osimhen? “Sarri è un avversario difficile perché qui, come da altre parti, hanno visto come sia bravo ad organizzare un gioco di squadra, ad organizzare questa rete di passaggi stretti in pochissimo tempo, la percezione di dove poter andare a far male. Loro stanno bene come hanno dimostrato in Russia, sarà una partita di alto livello. Osimhen è un calciatore unico, ha tutte le caratteristiche, è completo. Gli si può migliorare, raffinare anzi, questa tecnica. Mertens sotto l’aspetto tecnico non ne sbaglia una ma se deve fare uno strappo di 70 metri è diverso da Osimhen ma se gli dai una palla dentro l’area od al limite lui la mette dove vuole. Bisogna essere al top per le caratteristiche che si devono mettere in campo. Uguale Petagna. Continuiamo a lavorare in maniera corretta per il percorso che vogliamo fare”.

Quanto il non essere schematico ma camaleontico può giovare in questo momento non semplicissimo? “È chiaro che se vado ad affrontare un discorso del genere è perché lo ritengo un vantaggio che si può dare alla squadra. Sono poche le distanze che si vanno ad assumere od a cambiare nel caso di un cambio modulo e lo si può fare in tutti e due i modi come visto nell’ultima partita. Bisogna lavorarci più in profondità”.

Quest’estate ha detto che le sarebbe piaciuto di vedere una solta di rumba sulla trequarti. Adesso vediamo pochi gol in quella zona. Sul piano realizzativo questo è dovuto da una mancanza fisica o da altro? “Il fatto dei gol in totale non ho presente perché non sono affezionato ai numeri. Poi se si va nello specifico della trequarti è vero, bisogna fare di più e migliorare. Dobbiamo credere in questo gioco qui, nell’entrare più in mezzo al campo, nello stretto. Ha ragione bisogna metterci mano e fare di più”.

Creando più densità in mezzo si può contrastare il centrocampo della Lazio? “È una cosa corretta quella che lei dice. Quello di cui abbiamo parlato fino a qui è simile a quello che dice lei se ci dà il suo assenzo siamo più contenti”.

Su Mertens punta centrale: “Mertens è uno di quelli che non ha tanti problemi con la confidenza con la casina. Sa fare benissimo il ruolo del 4-2-3-0 del dov’è l’attaccante prima l’avevo e ora non ce l’ho più. Messi o Ibra o Ronaldo quando domandi al centrale difensivo chi vorrebbe marcare rispondono sempre il più visibile, il più grosso, quello con cui facilmente trovi il contatto. Quello piccolino che non trovi è più difficile da marcare. Ovviamente c’è da costruire bene. Quello più grosso protegge palla e fa salire la squadra. Entrambe le situazioni sono difficili ma redditizie. Speriamo che Mertens funzioni”.

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