Cala il sipario sul campionato del Napoli. A tredici giornata dalla fine, con una squadra che non dà segnali di ripresa e che ha 11 punti di distacco dalla zona Champions, infatti, il massimo dell’aspirazione sarebbe centrare un posto nell’Europa dei poveri. Nemmeno Calzona, al momento, sembra aprire spiragli di luci con scelte poco condivisibili specialmente sul ruolo del portiere, senza considerare i soliti equivoci tattici, tipo quelli di Raspadori esterno, e nella scelta dei cambi. A complicare ulteriormente la situazione, la scarsa affidabilità dei due centrali difensivi a dir poco imbarazzanti, una situazione sulla quale ha inciso in maniera determinante il pessimo mercato fatto dalla società, dettato da incompetenza ed avarizia. Una stagione disastrosa, un inedito assoluto per una squadra campione in carica che mai, nella storia della serie A, aveva fatto registrare 30 punti di distacco a questo punto del campionato. Un disastro che ha un solo colpevole: Aurelio De Laurentiis, un uomo al di fuori delle dinamiche calcistiche, presuntuoso nel credere di capire di calcio mondo che, per lui, fino al 2004 era un totalmente sconosciuto.














