Cronaca di una morte annunciata, così si potrebbe commentare il momento della stagione azzurra. La folle decisione di Aurelio De Laurentiis di sostituire Antonio Conte con Massimiliano allegri, tecnico ormai appartenente al passato calcistico, è stata, come facilmente prevedibile, un flop clamoroso. Il tecnico toscano arrivava, infatti, dall’ultima deludente stagione al Milan e nei sette anni precedenti era stato fermo per due stagioni e non era andato oltre il quarto posto con la Juventus, pur avendo allenato solamente due squadre, i bianconeri per l’appunto ed i rossoneri. Il presidente De Laurentiis, così, aveva pensato di poter andare avanti con la squadra anche con un allenatore come Allegri, spendendo poco e nulla sul mercato forte della complicità del tecnico toscano da sempre dichiaratosi un “aziendalista”. Il deludente mercato in entrata del club azzurro, nonostante le gravi defezioni che già da luglio si sapeva di avere nel reparto difensivo e nonostante si fosse consapevoli di avere a disposizione un solo attaccante, in quanto Lucca non era assolutamente da prendere in considerazione, ha portato a far sì che già a fine ottobre la stagione sia praticamente archiviata. Nove punti dalla zona Champions, dove si trovano squadre organizzate e di qualità, appaiono per questa squadra impossibili da recuperare. Se si pensa che il sesto posto è distante già sei punti e davanti agli azzurri c’è anche la Juve a tre lunghezze, va da sé pensare che qualificarsi anche nell’ultima delle competizioni europee è imprese a dir poco complicata. Le avvisaglie erano state fin chiare già dai primi giorni di ritiro a Dimaro laddove la squadra sembrava più che altro in vacanza piuttosto che in un ritiro precampionato. I risultati del lavoro del tecnico azzurro si sono visti in campionato in coppa con delle prestazioni imbarazzanti, organizzazione di gioco inesistente e condizioni fisiche disastrose, tutti fattori che ha fatto sì che negli ultimi 20 minuti il Napoli crollasse in quasi tutti i match. Il disastroso avvio di stagione, con sette sconfitte in 14 giornate, quasi in record nella storia del calcio Napoli, ha portato inevitabilmente a delle fratture all’interno dello staff e della squadra: dichiarazioni contrastanti di calciatori e tecnico, screzi più o meno importanti all’interno dello spogliatoio ed in campo, l’assenza della società nella vicinanza alla squadra abbinata alla mancanza di un uomo di riferimento per la squadra e di raccordo tra staff tecnico e società, come lo era stato Lele Oriali nei due anni di gestione Conte, fanno sì che ad oggi si può annunciare, senza tema di smentita, la morte calcistica della squadra azzurra. La prima occasione per rimediare a questa situazione non è stata colta il 20 settembre quando con una sosta lunga ben 21 giorni si sarebbe potuto dare l’opportunità ad un nuovo tecnico di rimettere in piedi questa squadra e riattaccare i cocci, l’ultima chiamata arriverà domenica prossima quando dopo il match con la Lazio capolista, un’altra sosta di due settimane che potrebbe essere utile per un avvicendamento in panchina, almeno per salvare la stagione ed evitare che la stessa possa assumere dei risvolti pericolosi considerato che la zona retrocessione è molto più vicina di quella europea.














