Un febbraio corto ed amaro quello vissuto dagli azzurri: tre punti in quattro gare dalla chiusura del mercato che ha avuto un effetto devastante sulla tenuta mentale della squadra che ha visto perdere il suo talento più importante senza che nulla venisse fatto per sostituirlo. Sono bastati un paio di infortuni per evidenziare impietosamente quanto questa rosa fosse insufficiente ed inadeguata numericamente e qualitativamente. Eloquente in tal senso il “chi faccio entrare?” detto da Conte nel finale di gara dell’Olimpico contro la Lazio rivolgendosi ai suoi collaboratori. Un Conte che nella conferenza stampa alla vigilia del match contro il Como aveva lasciato più di un dubbio sul suo futuro non smentendo le voci di un suo probabile addio a fine anno tagliando corto e dicendo “Dobbiamo continuare a lavorare, cercare di crescere se c’è la possibilità di crescere e poi vediamo…”, parole che lasciano più di un interrogativo e tanti dubbi sul futuro non solo di Conte al Napoli ma anche della squadra. Inevitabile che tutte le responsabilità ricadano su colui che, di fatto, ha indebolito la rosa con la cessione di Kvaratskhelia e la sua mancata sostituzione in un mercato di gennaio a dir poco fallimentare, un responsabile che risponde al nome di Aurelio De Laurentiis anche se si è cercato di far ricadere tutte le colpe su Manna, il giovane direttore sportivo azzurro, che di fatto conta fino ad un certo punto. Chi sia il colpevole di questa situazione complicata appare ben chiaro ai tifosi azzurri che, in tanti, hanno replicato al tweet di incoraggiamento di De Laurentiis con offese ed inviti a cambiare aria. Di certo un altro fallimento targato Adl, dopo quello dello scorso anno, farebbe incrinare in maniera definitiva il rapporto tra la piazza ed il patron azzurro con scenari difficili da ipotizzare. Resta comunque il fatto che, nonostante un mercato che ha indebolito la squadra, questo Napoli grazie a Conte ed al lavoro dei giocatori è ancora in lizza per lo scudetto dovendo fare i conti con squadre più attrezzate e con l’handicap creato dalla Società.


















