Da qualche giorno circola un curioso gioco tra tifosi e addetti ai lavori: chi è il vero artefice dell’arrivo di Scott McTominay al Napoli? I nomi non mancano. C’è De Laurentiis, che ha investito 30 milioni per il cartellino; c’è Manna, regista dell’operazione sul piano dirigenziale; e, ovviamente, c’è Antonio Conte, che ha indicato proprio lo scozzese come rinforzo ideale per il suo centrocampo. Eppure, in questo domino di meriti, si dimentica un dettaglio tutt’altro che secondario: è stato proprio il calciatore a spingere per vestire l’azzurro.
McTominay non ha mai nascosto il suo malcontento a Manchester. Allo United era considerato una semplice alternativa, un jolly da lanciare nella mischia quando serviva: entrava, spesso segnava, ma poi tornava regolarmente in panchina. Una routine che, col tempo, ha iniziato a pesargli.
Il suo desiderio era chiaro: diventare protagonista. E poco importava se questo significava lasciare la Premier League. Quando è arrivata la proposta del Napoli, Scott non ha avuto esitazioni. Ha detto sì immediatamente, spingendo con forza per un trasferimento che si è concretizzato solo a fine estate, ma che lui aveva già deciso nel cuore. A Napoli, McTominay è diventato ciò che voleva essere: un leader. Con 11 gol e una serie di prestazioni decisive, si è trasformato nell’eroe silenzioso del sogno scudetto. Ma non si tratta di una favola. È solo la naturale conseguenza di una scelta precisa, voluta e cercata con determinazione.


















