Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, è intervenuto a margine della conferenza stampa di Giuseppe Marco Albanese, regista della pellicola AG4IN – il film del quarto Scudetto del Napoli, avvenuta al termine della proiezione di questa mattina presso il Cinema Metropolitan:
Non abbiamo usato le solite canzoni napoletane, pur avendo artisti partenopei nel film. Volevamo un respiro internazionale. Io conoscevo Pino Daniele fin dal ’76, intuendone la grandezza. È stato un napoletano doc che ha portato la nostra musica nel mondo. A me fa molto male che Troisi, Pino Daniele hanno comprato casa a Roma. Se io potessi avere la stessa casa che ho a Roma, a Napoli, lo farei subito, solo che a Napoli non si può fare perché poi mi vengono a scrivere sotto. Ho visto quello che hanno combinato al povero Ferlaino!
Il primo è nato come progetto in quattro puntate, con anche un pezzo dedicato a Maradona. Con lui eravamo d’accordo per fare ulteriori interviste a Buenos Aires, ma la sua scomparsa ci ha costretti a cambiare. Nell’annata dello scudetto abbiamo iniziato a inizio marzo, eravamo molto in ritardo. Volevamo fare 4 puntate, ma in realtà c’era materiale per fare un film unico. Speriamo che questo film lo veda il doppio della gente, poi capiremo chi e come potrà mandarlo nel resto del mondo sulla Tv. Uscirei dopo un anno e mezzo su Netflix non porta le stesse visite con tutto quello che c’è su queste piattaforme.
È stato un onore per me girare questo film durante una stagione così importante. Abbiamo raccontato la contemporaneità del Napoli e continueremo a farlo. La vera sfida sarà capire come reagirà il pubblico quando uno scudetto non arriverà, perché nel calcio tutto può succedere. L’anno prossimo, poi, festeggeremo i cento anni del Napoli, con tutta la storia che parte dai marinai inglesi fino alla fondazione ufficiale di Ascarelli nel 1926. Abbiamo pensato a un nuovo simbolo che unisca asinello e cavallo, un po’ nello stile di Jacovitti. È un modo per rendere il racconto più spettacolare e vicino anche ai bambini.
Una volta i film si facevano con 50-60 persone, oggi le troupe arrivano a 200. All’epoca lavoravamo 18 ore al giorno, ora siamo più tecnologici ma anche più “viziati”. Mi piacerebbe tornare a fare film con tre persone: produttore, regista e sceneggiatore insieme, ogni giorno a discutere e migliorare. Io sono sempre stato uno che diceva ai registi: “Rigiriamo questa scena, facciamola meglio”. È nel dubbio che nasce la bellezza”.
Giuseppe Marco Albano: “Il presidente insisteva su musica, inquadrature, montaggio. Ma spesso ci ha lasciato liberi nelle scelte. Una scena però ce l’ha fatto rigirare, non diciamo quale. Vengo dalla Basilicata, ma amo Napoli profondamente. Sono stato scelto da Peppe De Muro e poi confermato dal presidente. Non ho raccontato Napoli da paraculo, ma con amore sincero, da uomo del Sud”.
Giuseppe De Muro: “Vengo dalla finzione e ci tenevo a dare al documentario un respiro cinematografico. Abbiamo coinvolto Antonio Guerra, giovane attore napoletano visto in Napoli New York. Abbiamo scritto la sua storia in parallelo a quella del campionato, senza sapere come sarebbe finito”.
Antonio Guerra: “Per me è stata un’emozione fortissima. Quando ho indossato la sciarpa del Napoli mi sono sentito parte di quella storia, da tifoso e da attore. Mi tremavano le gambe, ma era bellissimo”.
Il responsabile della comunicazione della SSC Napoli, Nicola Lombardo, prende la parola e precisa: “Conte ha visto il film e gli è piaciuto moltissimo. Non ha chiesto di tagliare nulla, poteva farlo. Non abbiamo tagliato nulla, noi non abbiamo buttato niente. È chiaro che non è semplice fare questo tipo di lavoro perché lo spogliatoio è anche una questione di concentrazione e di riservatezza. Non è stato semplice, però Conte, che ha questa aurea di sergente di ferro, è una persona molto intelligente che capisce e sa che si sta creando qualcosa di bello. Noi il film lo facciamo a prescindere dal risultato finale, è il racconto della stagione. Non l’abbiamo fatto nella stagione disgraziata perché non avevamo ancora pensato di farlo ogni anno. Però noi da adesso in poi cercheremo di farlo sempre, a prescindere dal risultato finale”.

















