La XXV edizione di COMICON Napoli non è stata solo un anniversario. È stata una dichiarazione di maturità. Dal 1 al 4 maggio, la Mostra d’Oltremare ha ospitato un festival completamente sold out, con 183.000 visitatori attesi. Ma il dato numerico, per quanto impressionante, è forse la parte meno interessante. Perché ciò che ha colpito davvero è stata la sensazione di trovarsi davanti a un evento che ha definitivamente smesso di inseguire il proprio pubblico e ha iniziato a guidarlo. Un’identità chiara (e finalmente consapevole). Affidare il poster della XXV edizione a Jamie Hewlett è stata una scelta simbolica potente. Hewlett non è solo un autore di culto: è uno degli artisti che hanno reso naturale il dialogo tra fumetto, musica, animazione e cultura ainstream globale. Il personaggio di Murphy, protagonista del manifesto, non era una semplice mascotte celebrativa. Era il ritratto di una
generazione cresciuta con il pop come linguaggio madre. E il COMICON, in fondo, è questo: un festival che ha capito che il fumetto non è un compartimento stagno, ma un nodo centrale in una rete culturale molto più ampia. Tanino Liberatore e l’idea di fumetto come linguaggio radicale La nomina di Tanino Liberatore come Magister 2025 e la grande retrospettiva DRAWING POWER. The Art of Liberatore hanno riportato al centro una dimensione meno rassicurante del fumetto: quella sperimentale, provocatoria, visivamente estrema. In un’epoca in cui molte manifestazioni pop rischiano di appiattirsi sull’intrattenimento immediato, il COMICON ha scelto un autore che rappresenta un’estetica spigolosa, colta, europea. Accanto a lui, il Premio alla Carriera ad Altan, nel cinquantesimo anniversario della Pimpa, ha costruito un ponte generazionale che ha raccontato molto del fumetto italiano: dalla satira politica alla narrazione per l’infanzia, dalla tradizione al presente. Il festival come crocevia culturale
Il parterre ospiti ha attraversato tre continenti e molteplici linguaggi. L’arrivo per la prima volta in Italia di Yuji Horii, creatore di Dragon Quest, non è stato solo un evento per gamer: è stato un momento storico per la cultura del videogioco in Italia. Allo stesso modo, la presenza di Shin’Ichi Sakamoto e l’anteprima italiana di Absolute Batman con Scott Snyder e Nick Dragotta hanno mostrato una programmazione che non si limita a portare “nomi forti”, ma intercetta opere che stanno ridefinendo i linguaggi
contemporanei. La sensazione era quella di un festival che non separa più fumetto, cinema, videogame e serialità: li considera parte dello stesso ecosistema narrativo. Il cosplay: corpo, tecnica, interpretazione Se c’è una dimensione che al COMICON 2025 ha confermato la maturità del festival è quella del cosplay. La Cosplay Challenge PRO – con le partnership internazionali di cosplay World Masters e Tournament of Champions – ha mostrato con chiarezza che il cosplay è una disciplina strutturata, con parametri tecnici precisi: sartorialità, armature, prop making, studio dei materiali, costruzione scenica e capacità performativa.
Ma ancora prima della competizione, ciò che colpisce è il lavoro invisibile: mesi di progettazione, pattern studiati, stampe 3D, verniciature, ricerca iconografica, adattamenti anatomici. Il cosplay è pratica artigianale, è progettazione, è interpretazione del personaggio attraverso il corpo. Al COMICON questa dimensione non è mai stata marginale. È una componente organica dell’evento, uno spazio in cui l’immaginario pop prende forma tridimensionale e dialoga con il pubblico in tempo reale. E in un festival che mette in relazione fumetto, videogame, cinema e performance, il cosplay rappresenta forse la sintesi più evidente: la cultura pop che esce dalla pagina e diventa presenza.
Uno degli aspetti più solidi dell’edizione 2025 è stato l’impianto espositivo: 18 mostre che hanno trasformato il festival in un vero percorso curatoriale. Particolarmente significativa NAPOLI: FUMETTO DESTINATION, capace di legare il fumetto alla storia urbana della città nel contesto del 2500° anniversario di Neapolis. È qui che COMICON compie il salto definitivo: da evento a piattaforma culturale radicata nel territorio. Esports, serialità, musica: l’integrazione definitiva L’ingresso ufficiale della eSerie A Goleador con Playoff e Final Eight ha consolidato il rapporto tra cultura pop e competizione digitale istituzionale. Parallelamente, le anteprime cinematografiche hanno ribadito che il COMICON è uno dei pochi spazi italiani in cui cinema, manga, comics, web culture e gaming convivono senza gerarchie.

L’impatto economico racconta un festival che genera valore reale per il territorio. Ma ciò che emerge con forza è la solidità del modello: un evento promosso da una cooperativa di giovani, con un intervento pubblico inferiore al 4% dei costi. La XXV edizione ha mostrato un COMICON consapevole del proprio peso culturale. Non più solo luogo di aggregazione, ma infrastruttura creativa. Se negli anni Duemila il COMICON rappresentava la scoperta della cultura nerd come fenomeno di massa, nel 2025 ha dimostrato qualcosa di diverso: quella cultura è ormai sistema, industria, linguaggio condiviso e Napoli, ancora una volta, ne è stata il centro.
















