Scomodando il grande Carosone, che così intitolò un suo noto album musicale, si può ben dire: “Canta Napoli”. Un Napoli che ha fatto cantare i pochi tifosi presenti al Franchi ed i milioni di supporter davanti ai teleschermi. Una squadra che nei primi 45’ è sembrata di un’altra categoria rispetto ad una Fiorentina annichilita dalla partenza degli azzurri che al 14esimo avevano già ipotecato il risultato dimostrando una netta superiorità tecnica e tattica. Un primo tempo ed una prima parte di ripresa praticamente perfette da parte degli uomini di Conte che, forse con la testa già a Manchester, hanno poi mollato la presa nell’ultimo quarto d’ora consentendo alla Fiorentina di accorciare le distanze e, addirittura di riaprire il match. Un pericoloso calo di tensione che avrà sicuramente mandato su tutte le furie Antonio Conte. Buon per il Napoli, che a porta Milinkovic Savic ha compiuto due prodigiosi interventi che hanno spento le speranze viola di una clamorosa rimonta. Tante le buone notizie per il tecnico azzurro, a partire dalla sontuosa prestazione di Hojlund che, gol a parte, si è reso protagonista di una grande prestazione: il danese ha dimostrato grandi qualità tecniche, fiuto del gol e tanta garra’ dimostrando di saper lottare di spada e di fioretto. Conte ha potuto riabbracciare un Buongiorno apparso già pronto per la sfida ad Haaland in champions così come Beukema, i due centrali hanno praticamente messo il bavaglio allo spauracchio Kean, al vecchio Dzeko prima e Piccoli poi. Un Napoli che si avvia con il giusto ottimismo alla sfida al City di Guardiola con la consapevolezza di potere ben figurare contro qualsiasi avversario forte di un centrocampo che può annoverarsi tra i più forti del vecchio continente con il metronomo Lobotka, il dirompente Anguissa, il tuttofare McTominay ed la gemma De Bruyne, di un portiere bravo con i piedi e puntuale nelle uscite come Milinkovic e dal grande potenziale offensivo arricchito dall’ultimo arrivato Hojlund.

















