Donato Di Campli, noto procuratore di calciatori, ha rilasciato dichiarazioni forti ai microfoni di Radio Goal, in diretta su Kiss Kiss Napoli. L’agente ha parlato del mercato, del ruolo del denaro nelle scelte dei giocatori e del Napoli di Antonio Conte.
Di Campli ha commentato il passaggio di Kvaratskhelia al Paris Saint-Germain: “Il problema non è vendere al PSG, ma comprare da loro. Lì diventa molto complicato, mentre il contrario è molto più facile. Loro possono permettersi ogni sfizio”.
L’agente non ha usato mezzi termini nel descrivere il calcio moderno: “Oggi i soldi sono tutto, i giocatori sono un po’ come mignotte. Nello spogliatoio parlano di tutto, anche di come vengono trattati. La garanzia del Napoli si chiama Antonio Conte, mentre con De Laurentiis in tanti hanno discusso. Il presidente mette tetti agli stipendi e il club fa di tutto per non farsi ricattare”. Secondo Di Campli, molte scelte dei calciatori sono dettate più dai contratti che dal valore sportivo: “Tanti non guardano al progetto, ma solo alla pecunia. Garnacho ne è un esempio. In Inghilterra, i giocatori non cedono i diritti d’immagine e li monetizzano in prima persona”.
L’agente ha poi rivelato un retroscena sul mancato arrivo di Marco Verratti al Napoli nel 2012: “Gli azzurri offrirono 10 milioni per affiancarlo a Insigne, ma Bigon mi disse che a centrocampo c’erano già Hamsik e Gargano. La trattativa fu più una volontà di De Laurentiis, ma il PSG offrì 16 milioni e un ingaggio otto volte più alto. Non fu una scelta di Marco, fui io a spingere per Parigi… forse, in quel caso, sono stato io un po’ ‘mignotta’”.


















